Intervista ad Alberto Cappella – Cronostoria della Shiver

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Il creatore della Aprilia Shiver è uno dei più modesti e meno conosciuti progettisti italiani che hanno tracciato il modo di essere e di evolversi delle motociclette in tutto il mondo, sia concettuale che stilistico.
Alberto Cappella, 49 anni, è un uomo la cui timida e defilata indole lascia preferire che le sue creazioni parlino da sole – moto come la Moto Guzzi MSG-01 o il suo prototipo della Laverda. Durante il suo primo periodo di carriera all’Aprilia dal 1988 al 1998, Cappella fu responsabile del design dello scooter Amico, che mise il marchio italiano ai primi posti in termini di “volumi”, così come della race-replica RS250, divenuta un’icona! Collaborò inoltre col il “guru” dello stile Philippe Starck nella creazione della Motò 6.5, così disprezzata al tempo, oggi oggetto del desiderio dei più grandi collezionisti. L’efficacia di tradurre le idee del designer francese nel mondo delle due ruote, gli permise di trascinare Starck in un altro progetto, un V-Twin roadster che tristemente non raggiunse la produzione, ora parcheggiato nei corridoi della fabbrica di Noale, precisamente davanti alla porta del suo nuovo capo, Miguel Galluzzi, creatore del Ducati Monster.
L’argentino ex designer CRC, arrivò in Aprilia l’anno scorso per prendere sotto braccio il Centro Stile della società, quando il design della Shiver di Cappella era già stato approvato e pronto per la produzione.
Nel 1998 Cappella lasciò l’Aprilia per un paio d’anni, andando a ricoprire la carica di Capo designer alla vicina Laverda, posseduta allora dall’imprenditore Francesco Tognon, prima che fosse acquistata da Ivano Beggio (presidente Aprilia) nel 2000. Mentre era la, Cappella studiò il design dell’ adventure tourer 800TTS, bicilindrico parallelo mai prodotto, che avrebbe anticipato il Multistrada, e la più significativa 650 Lynx, una naked bicilindrica motorizzata Suzuki con telaio modulare che fu indubbiamente la progenitrice della Shiver, ma anche questa mai nata.

Ritornato nella famiglia Aprilia, dopo la parentesi Laverda, Cappella approda in Moto Guzzi e ci resta per due anni, creando la MGS-01 ((“ma solo la parta stilistica, non il design – quello fu frutto del lavoro di Giuseppe Ghezzi, un grande ingegnere”), prima di tornare in Aprilia nel 2002 a lavorare a vari progetti, poi assegnato al design della Shiver ufficialmente dal Marzo 2005.
OK, Alberto, la Shiver 750 è un progetto isolato, o è stata sviluppata come parte di una famiglia di nuovi modelli bicilindrici V90° Aprilia? “La priorità è di sviluppare la famiglia dei modelli di 750cc” dichiara Cappella, tra un gelato e un caffè all’interno del bar panoramico del circuito di Adria. “Ma ci stiamo preoccupando di strutturare ciascun modello in modo che possa avere degli upgrade tecnici a costo contenuto per allargare le versioni. E ci sarà proprio una voluta somiglianza tra i modelli – è importante che tu capisca che quella motocicletta è un’ Aprilia quando la guardi. Stiamo lavorando su due differenti versioni della Shiver 750 al momento, oltre a quella che hai già provato, ma modificando la cilindrata del motore, così come la parte superiore del telaio e anche il design del forcellone posteriore, possiamo arrivare a quasi dieci o undici modelli differenti di bicilindrici a V – naturalmente non tutti subito, ma in un periodo di circa tre anni o quasi. Sarà una grande famiglia!”
Sebbene il progetto Shiver fu ufficialmente lanciato in Marzo 2005 con i fondi sopraggiunti dalla Piaggio per sviluppare nuovi modelli, in effetti ci stavamo lavorando già otto mesi prima, dice Cappella – come se la fragile esistenza di Aprilia prima del passaggio a Piaggio nel Dicembre 2004 non significasse portare avanti progetti ben dettagliati. Ma una volta avviato il progetto, le cose si sono mosse molto rapidamente, con Cappella che traduceva velocemente i suoi schizzi originali in un vero e proprio styling, passando nel Luglio 2005 al modello d’argilla – un incredibile velocità perfino per gli standard del design italiano. Il progetto è stato progressivamente perfezionato fino al mese di Ottobre dello stesso anno, quando il suo formato è stato stabilito e il modello in scala 1:1 dipinto e presentato nel Gennaio 2006 per l’ approvazione – che ha ricevuto immediatamente. Ma da allora una versione del progetto definitivo è stato già avviato, equipaggiato con il prototipo 750cc V-twin progettato inizialmente presso la fabbrica Piaggio di Pontedera, poi ulteriormente sviluppato presso l’Aprilia R & D Centre a Noale, dove ha subito in quel momento 600 ore di test su banco, e coperto 50000 km. su strada.
“L’idea è sempre stata quella di creare una moto Naked di media cilindrata con una propria personalità, che potesse competere nel segmento più popolare, dove si lotta sia con l’aspetto che con soluzioni tecniche”, afferma Cappella. “Ma si è ritenuto importante produrre qualcosa di non troppo estremo – doveva colpire e piacere, ma non essere un pugno nell’occhio, come si dice in Inghilterra. Ho voluto armonizzare le varie componenti tecniche, ma anche di avere singoli dettagli che dicessero ‘Aprilia‘. Ho scelto fin dall’inizio di utilizzare il telaio composito a causa della mia precedente esperienza con esso (sulla Laverda Lynx), che mi aveva convinto fosse l’ideale per lo sviluppo di una famiglia di modelli, dal momento che è possibile modificarlo abbastanza rapidamente e con costi contenuti per creare una serie di stili diversi utilizzando la stessa base. Anche una custom potrebbe saltar fuori dalla Shiver, utilizzando lo stesso essenziale design del telaio, con un più ampio angolo in testa – ma questo non significa che ne andremo a fare una!. Alcuni dei miei colleghi di ingegneria sono stati piuttosto scettici all’inizio sul telaio composito, ma ho tenuto duro e sono lieto di dire che si sono ricreduti, anzi l’idea è riuscita in modo molto soddisfacente. Credo che insieme abbiamo creato qualcosa di eccezionale, che soddisfa esattamente il mio obiettivo personale, così come ha soddisfatto tutto il management Aprilia. Ora spero che anche i nostri clienti siano d’accordo!”




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